
A Melfi, le linee di produzione funzionano a pieno ritmo. E funzionano addirittura a ritmi sostenuti. Ogni giorno dall’stabilimento escono circa 300 auto Stellantis. Tuttavia, dietro questa ripresa della produzione si nasconde una questione ben meno rassicurante: chi comprerà tutte queste auto? Un interrogativo che assume ancora più peso se si considera che ai dipendenti è già stato annunciato un fermo completo della produzione di una settimana per il mese di ottobre.
La notizia arriva direttamente da un operaio dello stabilimento, intervistato dal giornale locale Basilicata24. «Produciamo circa 300 auto al giorno», spiega. Su cinque giorni, ciò equivale a circa 1.500 veicoli a settimana. Cifre che potrebbero sembrare incoraggianti per Melfi, dove Stellantis assembla in particolare la DS N°8, la DS 7 e la nuova Jeep Compass, mentre la nuova Lancia Gamma va ad integrare il programma industriale dello stabilimento. Ma nei parcheggi dello stabilimento, i dipendenti notano una realtà che li preoccupa.
Auto prodotte… che restano nei parcheggi
«Vediamo con i nostri occhi che molte delle auto prodotte sono all’aperto, nei parcheggi, alcune addirittura senza alcuna protezione», racconta l’operaio. Da qui la domanda: «Il problema non è sapere quante auto di grossa cilindrata produciamo, ma quante riusciamo effettivamente a vendere».»
La presentazione della nuova Lancia Gamma, il 16 settembre 2026, avrebbe quindi un sapore particolare per alcuni dipendenti di Melfi. L’operaio riconosce del resto che la nuova Lancia è «bella», come la DS 7. Ma si interroga sul loro posizionamento: «In fin dei conti, chi compra queste auto di grossa cilindrata?» Prezzi elevati, motorizzazioni ibride ed elettriche, concorrenza di modelli più economici, in particolare cinesi: gli operai intervistati dal media locale dubitano della capacità di questi nuovi veicoli di generare volumi sufficienti. Eppure, lo stabilimento produce. «I ritmi di produzione sono elevati. Siamo in pochi e produciamo 300 auto per turno», prosegue il dipendente. Secondo lui, gli operai stanno quindi adempiendo alla loro parte dell’accordo. Il problema sarebbe altrove: trovare un numero sufficiente di clienti.

Una settimana di chiusura annunciata a ottobre
È qui che la situazione diventa paradossale. Mentre le auto continuano a uscire dalle linee di produzione, il loro accumulo sembra sufficientemente consistente da alimentare le preoccupazioni. «La settimana scorsa ho visto molte auto nuove parcheggiate nei parcheggi, ce ne sono troppe», afferma l’operaio. Prima di aggiungere, non senza ironia: «Forse è per questo che a ottobre ci fermeremo completamente per una settimana, come ci è stato annunciato».»

Questa situazione ricorda inevitabilmente quella di un altro grande stabilimento italiano di Stellantis: Mirafiori. A Torino, Sono già andate perse sette giornate di produzione dall’inizio di settembre. Stellantis prevede tuttavia un raddoppio della produzione dello stabilimento nel 2026 grazie alle Fiat 500 ibride ed elettriche. Un raddoppio da relativizzare: dopo circa 30.000 Fiat 500 elettriche nel 2025, i volumi del 2026 si aggirerebbero ora intorno alle 60.000 auto, mentre le ambizioni iniziali raggiungevano le 100.000 unità, se non di più. I sindacati temono ora per la sopravvivenza di alcuni posti di lavoro, dopo le oltre 400 assunzioni effettuate all’inizio dell’anno.
Sia a Melfi che a Mirafiori, due situazioni diverse finiscono quindi per sollevare la stessa domanda: Stellantis dispone ormai di nuovi modelli da produrre in Italia, ma il mercato consentirà davvero agli stabilimenti di funzionare in modo sostenibile?
