Stellantis chiude uno stabilimento per 8 giorni a causa di una «carenza di motori»… solo che gli operai non ci credono più

A Mirafiori il conteggio continua a salire. Tre giorni di fermo, poi sei, sette… e ormai otto dall’inizio di settembre. Stellantis ha annunciato una nuova interruzione della produzione nel suo storico stabilimento di Torino: gli reparti di carrozzeria rimarranno fermi lunedì 28 settembre. La motivazione ufficiale è ormai ben nota ai dipendenti: mancano i motori.

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Ma dopo un mese caratterizzato dalle chiusure, i sindacati non ci credono più davvero. Perché dietro questa nuova giornata senza Fiat 500 A ciò si aggiunge ora un'altra brutta notizia: per ottobre sono già previsti dieci giorni di cassa integrazione. E quello che avrebbe dovuto essere l'anno della grande ripresa di Mirafiori assomiglia sempre meno allo scenario annunciato.

Otto giorni di fermata solo nel mese di settembre

La situazione sta diventando difficile da seguire, vista la rapida successione di annunci. All’inizio di settembre, Stellantis aveva inizialmente sospeso la produzione tre giorni. Il costruttore spiegava allora che la domanda di auto ibride era superiore alle capacità produttive di alcuni componenti, in particolare quelli relativi ai motori. Da allora, le interruzioni si sono susseguite. Mirafiori è passata a sei giorni di fermoallora sette, e lo stop di lunedì 28 settembre porterà quindi a otto giorni senza produzione nel solo mese di settembre.

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E questo calendario arriva subito dopo una chiusura estiva già particolarmente lunga. Le ferie erano state prolungate a quattro settimane, mentre inizialmente ne erano previste due. Secondo il sindacato Fiom A Torino, se si sommassero tutte le diverse interruzioni verificatesi da giugno, Mirafiori avrebbe già perso l’equivalente di un intero mese di produzione. In queste condizioni, è difficile ritrovare la stabilità che i dipendenti speravano di ottenere con l’arrivo della Fiat 500 ibrida.

Anche questa volta, «mancano i motori»

Per giustificare la sospensione del 28 settembre, la motivazione fornita da Stellantis è ancora una volta la carenza di motori. È proprio questa la spiegazione avanzata già da diverse settimane. Il gruppo aveva in particolare menzionato difficoltà di approvvigionamento dei componenti necessari per la motorizzazione della Fiat 500 ibrida, mentre la domanda sarebbe superiore alle capacità produttive di alcuni fornitori.

Sulla carta, la spiegazione potrebbe quasi essere rassicurante: gli ordini ci sarebbero, ma l’apparato produttivo non riuscirebbe ancora a tenere il passo. Solo che, dopo otto giorni di fermo a settembre, i sindacati guardano ormai alla situazione con molta più diffidenza. «Troppe interruzioni e lo spettro della cassa integrazione ci riportano a una situazione che speravamo di non rivedere più», avvertono Rocco Cutrì e Igor Albera, del sindacato Fim-Cisl di Torino.

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Dopo settembre, dieci giorni di cassa integrazione in ottobre

Infatti, un altro annuncio cambia ora radicalmente la lettura della situazione. Stellantis ha previsto di ricorrere alla cassa integrazione sulla linea della Fiat 500 dal 19 al 30 ottobre. In altre parole, mentre le interruzioni di settembre sono dovute alla carenza di motori, Mirafiori sa già che la sua produzione subirà nuovamente una forte riduzione poche settimane dopo.

E i sindacati temono che la cosa non finisca qui. Il sindacato Fiom teme ormai un ricorso massiccio alla cassa integrazione fino alla fine dell’anno, soprattutto a causa delle previsioni sui volumi per novembre e dicembre. Per Edi Lazzi e Gianni Mannori, i dati relativi alle interruzioni della produzione sono ormai «spietati» e delineano un futuro prossimo ancora più preoccupante. Il contrasto con gli annunci di inizio anno è inevitabilmente stridente.

Uno stabilimento che aveva appena ripreso l'attività

Con l’arrivo della Fiat 500 ibrida, Mirafiori avrebbe dovuto registrare volumi nettamente più elevati. Questo aumento della produzione era stato addirittura accompagnato dall’assunzione di oltre 400 nuovi dipendenti. L’obiettivo di produzione era stato inizialmente fissato a circa 100.000 Fiat 500 all’anno, dopo che erano stati ipotizzati volumi fino a 120.000 unità.

Da allora, le ambizioni sono state progressivamente ridimensionate. Le ultime previsioni si aggirano piuttosto intorno alle 60.000 auto nel 2026. Stellantis può certamente sottolineare che ciò rappresenterebbe circa il doppio della produzione del 2025, ma i sindacati ricordano che l’obiettivo reale era inizialmente ben più elevato. Soprattutto, i lavoratori vedono una realtà molto più concreta: le linee di produzione si fermano quasi ogni settimana.

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Foto Italpassion

I sindacati chiedono ora delle risposte

Di fronte al moltiplicarsi delle interruzioni e al ritorno della cassa integrazione, il fronte sindacale si irrigidisce. Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Aqcf hanno chiesto a Stellantis un incontro dedicato alla situazione produttiva, alle prospettive industriali e all’occupazione negli stabilimenti italiani. Le organizzazioni desiderano in particolare conoscere con precisione i volumi previsti in ciascun sito e discutere delle nuove produzioni che potrebbero essere assegnate nell’ambito del futuro piano industriale.

A Mirafiori, la questione assume un carattere particolarmente urgente. Da mesi i sindacati chiedono un secondo modello che affianchi la Fiat 500 ibrida ed elettrica e garantisca lavoro a sufficienza fino alla prossima generazione della 500. Per ora, questo secondo modello non è ancora arrivato. Al contrario, i fermi di produzione continuano ad accumularsi. Tre giorni, poi sei, sette e ora otto a settembre. E dopo aver sentito per diverse settimane che queste interruzioni erano causate da una domanda superiore alle capacità produttive e da una carenza di motori, i lavoratori vedono ora profilarsi dieci giorni di cassa integrazione in ottobre. A Mirafiori, quindi, non è più solo la carenza di motori a destare preoccupazione. È soprattutto il timore che la carenza di giornate lavorative diventi la nuova normalità.

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1 recensioni su "Stellantis arrête une usine 8 jours à cause d’une « pénurie de moteurs » … sauf que les ouvriers n’y croient plus"

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