
A Mirafiori, le settimane passano e i fermi di produzione si susseguono. Mentre lo storico stabilimento della Fiat a Torino avrebbe dovuto riprendere l'attività dopo due settimane di cassa integrazione, Stellantis ha appena annunciato una nuova chiusura dal 2 al 6 novembre 2026. Questa volta, il costruttore adduce come motivo la carenza di approvvigionamento di materie prime. Ma i sindacati italiani non ci credono più. Secondo loro, il vero problema sarebbe altrove: le vendite di auto sarebbero insufficienti per mantenere in funzione lo stabilimento.
Tre settimane consecutive di inattività
La situazione sta diventando particolarmente preoccupante a Mirafiori. Dopo quattro settimane di chiusura in agosto e diverse interruzioni in settembre, Stellantis aveva già annunciato altre due settimane di cassa integrazione dal 19 al 30 ottobre.
Ora al calendario si aggiunge una terza settimana, dal 2 al 6 novembre. La misura riguarda i lavoratori impiegati nella produzione della Fiat 500. Tuttavia, lo sciopero interessa anche le attività meccaniche. Secondo il sindacato Uilm, In totale sono interessati circa 1.400 dipendenti, di cui 1.000 nelle officine di carrozzeria e 400 nel reparto «Components», che produce in particolare i cambi delle Fiat 500 e Panda ibride.
Per i sindacati, la carenza di materie prime è una scusa
Ufficialmente, Stellantis giustifica questa nuova interruzione con una carenza di approvvigionamento di materiali. Una spiegazione che ricorda stranamente quelle fornite a settembre, quando la casa automobilistica aveva fatto riferimento a difficoltà nell’approvvigionamento dei motori per la Fiat 500 ibrida.
Ma questa volta la Fiom non usa più i guanti di velluto. Edi Lazzi, segretario generale della Fiom di Torino, e Gianni Mannori, responsabile sindacale a Mirafiori, affermano che «La mancanza di materiali è una scusa che non regge». Per loro, il vero problema è quello delle vendite. Con la sola Fiat 500 in produzione, i volumi sarebbero insufficienti a garantire un’attività regolare. E senza il rapido arrivo di un secondo modello, le interruzioni rischiano di moltiplicarsi.
Un’analisi che trova riscontro nelle domande che solleviamo da diversi mesi su Italpassion. Stellantis aveva inizialmente promesso tra le 100.000 e le 120.000 Fiat 500 all’anno, prima di rivedere progressivamente le proprie ambizioni portandole a circa 60.000 unità per il 2026. Ma anche questo obiettivo sembra ormai difficile da raggiungere.
È stato promesso un secondo modello, ma quando?
La cosa più paradossale è che proprio Stellantis evochi l'arrivo di una nuova auto a Mirafiori. A metà ottobre, Arnaud Belloni, amministratore delegato di Fiat, Lancia e Abarth, ha confermato che si sta lavorando a un modello molto compatto e competitivo. Ma i sindacati temono che questo progetto sia soggetto a condizioni difficili da soddisfare, in particolare per quanto riguarda il costo dell’energia in Italia. La Fiom è preoccupata anche per le tempistiche. Il restyling della Fiat 500 elettrica (con una nuova batteria), previsto per il 2028, potrebbe arrivare troppo tardi per uno stabilimento già in difficoltà. I rappresentanti dei lavoratori chiedono quindi un secondo modello e una nuova linea di produzione senza ulteriori indugi.

1.400 dipendenti nell'incertezza
Dietro questi annunci, le conseguenze sono ben reali. La cassa integrazione riduce i redditi dei lavoratori, mentre anche le imprese subappaltatrici della regione torinese rischiano di subire le conseguenze delle ripetute interruzioni dell’attività. Igor Albera, della Fim-Cisl, chiede investimenti in grado di garantire un’attività continuativa e prospettive occupazionali stabili. Da parte sua, l’Uilm giudica la situazione «insostenibile» e chiede un confronto urgente sul futuro di Mirafiori.
La domanda ora è semplice: per quanto tempo ancora Stellantis potrà continuare ad annunciare nuovi modelli, pur chiudendo regolarmente lo stabilimento che dovrebbe produrli?
I dirigenti di Stellantis si comportano in modo così arrogante e ipocrita che una cosa del genere si vede solo alla VW e all’Audi. .