Stellantis chiuderà uno stabilimento per altre 4 settimane perché «la produzione è raddoppiata»… solo che gli operai temono i licenziamenti

A Mirafiori, le settimane passano e le interruzioni della produzione si susseguono. Dopo quattro settimane di chiusura ad agosto e 8 giorni di interruzione a settembre, lo storico stabilimento della Fiat a Torino potrebbe ora dover affrontare altre quattro settimane di cassa integrazione entro la fine dell’anno. Due sono già state annunciate ufficialmente per ottobre, ma secondo nuove informazioni provenienti da Milano Finanza, altre due sarebbero in programma a novembre e dicembre. Una situazione sempre più difficile da comprendere, mentre Stellantis continua a sottolineare il raddoppio della produzione di Mirafiori nel 2026.

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Dopo agosto e settembre, altre quattro settimane di fermo?

Il calendario sta cominciando a diventare particolarmente fitto. Ad agosto, i dipendenti di Mirafiori avevano già subito quattro settimane di chiusura estiva, contro le due inizialmente previste. Appena tornati al lavoro, avevano poi affrontato una serie di interruzioni: tre giorni all'inizio di settembre, poi sei, sette e infine otto giornate senza produzione per tutto il mese. E ottobre non si preannuncia migliore. Il 22 settembre, Stellantis ha annunciato ufficialmente il ricorso alla cassa integrazione dal 19 al 30 ottobre sulla linea della Fiat 500 ibrida ed elettrica, ovvero per altre due settimane.

Ma secondo le informazioni pubblicate alla fine di settembre da Milano Finanza, secondo cui, citando fonti vicine alla produzione, Stellantis avrebbe aggiunto anche una settimana di fermo dello stabilimento a fine novembre e un’altra a inizio dicembre. Questi due nuovi periodi, le cui date potrebbero ancora subire variazioni, non sono stati confermati ufficialmente dalla casa automobilistica. Se questo calendario dovesse concretizzarsi, Mirafiori avrà quindi registrato un mese di chiusura ad agosto, più di una settimana di interruzione a settembre e altre quattro settimane di cassa integrazione tra ottobre e dicembre. Difficile immaginare uno scenario del genere proprio quando la Fiat 500 ibrida avrebbe dovuto consentire di rilanciare in modo duraturo lo stabilimento.

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Un po’ i motori, un po’ il mercato europeo

Dall’inizio di settembre, le spiegazioni fornite da Stellantis hanno subito alcune modifiche. I primi fermi di produzione erano stati giustificati da una carenza di componenti per i motori, legata in particolare alla capacità produttiva dello stabilimento Teksid di Carmagnola. Il costruttore spiegava allora che la domanda di auto ibride era superiore alla capacità produttiva di alcuni fornitori.

Più recentemente, per spiegare la cassa integrazione di ottobre, Stellantis ha anche citato problemi legati alla produzione, la debolezza del mercato europeo, la concorrenza dei costruttori extraeuropei e il costo dell’energia in Italia. Allo stesso tempo, Emanuele Cappellano, direttore di Stellantis Europe, ha sottolineato che la produzione di Mirafiori dovrebbe raddoppiare nel 2026. La casa automobilistica afferma addirittura di aver prodotto più auto nel primo semestre del 2026 che nell’intero anno 2025.

Ma, come abbiamo spiegato nei nostri articoli precedenti, tutto dipende dal termine di paragone. Le ambizioni iniziali si aggiravano tra le 100.000 e le 120.000 Fiat 500 all’anno. Gradualmente, le previsioni sono state ridotte a 90.000, poi a 80.000 e ora a circa 60.000 unità. Con tutte queste nuove interruzioni, si può davvero essere certi che Mirafiori raggiungerà ancora quest’ultima cifra?

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Il prezzo della Fiat 500 sarebbe forse il vero problema?

Da diverse settimane i sindacati dubitano che le difficoltà di approvvigionamento possano da sole spiegare questa serie di fermi produttivi. La questione degli ordini torna ora in primo piano, in particolare per la Fiat 500 ibrida, che dovrebbe riportare volume allo stabilimento dopo le scarse vendite della versione elettrica.

Noi di Italpassion ci interroghiamo anche sul posizionamento commerciale della Fiat 500. Si può davvero sperare di raggiungere volumi di vendita significativi con un'utilitaria del segmento A, lunga circa 3,60 metri, proposta a circa 20.000 € con un motore ibrido da soli 65 ch? E che dire della versione elettrica, i cui prezzi possono aggirarsi intorno ai 30.000 €, con un’autonomia che rimane limitata rispetto ad alcune concorrenti?

Questi prezzi rappresentano, a nostro avviso, un vero e proprio ostacolo commerciale. La Fiat 500 conserva ovviamente il suo fascino e la sua immagine, ma questo basta a convincere un numero sufficiente di acquirenti? Ancora una volta, le scelte di marketing e il posizionamento dei prezzi di Fiat sollevano interrogativi. Una Fiat 500 ibrida prodotta in Italia potrebbe avere lo stesso prezzo di vendita della Fiat Grizzly prodotta in Marocco. A tal proposito, analizzeremo prossimamente su Italpassion i dati di vendita dei primi tre trimestri del 2026. Questi ci permetteranno di fare maggiore chiarezza sulla domanda reale relativa alle Fiat 500 ibride ed elettriche.

Sono stati assunti più di 400 dipendenti: e adesso?

Dietro queste chiusure si nasconde soprattutto una preoccupazione di carattere umano. Erano stati assunti oltre 400 lavoratori interinali per sostenere l’avvio del secondo turno di produzione. Oggi la Fim-Cisl chiede garanzie sul loro futuro, mentre la Fiom continua a rivendicare l’assegnazione di un secondo modello a Mirafiori.

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Il 25 settembre, sei organizzazioni sindacali hanno inoltre chiesto un incontro con la direzione di Stellantis per discutere dei volumi di produzione, delle prospettive industriali e dell’occupazione negli stabilimenti italiani. Secondo Milano Finanza, al 30 settembre questa richiesta era ancora rimasta senza risposta. Per i lavoratori, il rischio è ora che la cassa integrazione si protragga e che alcuni contratti non vengano rinnovati. Al momento non è stato annunciato alcun piano di licenziamenti, ma le preoccupazioni sono ben presenti.

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