
La corsa in salita è senza dubbio l’ultima categoria di campionato automobilistico in cui la passione e l’inventiva degli artigiani e dei maghi della meccanica possono ancora dare libero sfogo alla propria creatività, realizzando prototipi unici. Presentata a Torino nel 1972 come una piccola sportiva targa con motore centrale, la Fiat X1/9 era destinata a essere un’auto da diporto relativamente accessibile. A distanza di oltre cinquant’anni, quella di Manuel Dondi è un temibile prototipo da competizione nelle gare in salita in Italia e in Europa. È il frutto di una lunga storia, ma anche di una saga familiare per questa vettura soprannominata “Barra9”.
Quando il pilota Manuel Dondi o i preparatori Leo e Fabio Cavallini, padre e figlio, parlano del loro «mostro» basato sulla X1/9, lo chiamano molto spesso «La Barra9» o “Miss X”, ma attenzione a non confonderlo con quest’ultimo soprannome…)
Una prima carriera nello slalom
La prima particolarità della X1/9 di Dondi è la sua storia agonistica. Sebbene da una decina d’anni sia associata alle gare in salita, la sua carriera risale a molto tempo prima. La famiglia Dondi la utilizza da tempo nelle gare di slalom, fin dai primi anni 2000. Nel 2001 Manuel Dondi ha conquistato il titolo italiano juniores Under 23, nel 2004 il titolo del gruppo Prototipi e nel 2005 il Campionato italiano assoluto di slalom.


Un evento avrà un ruolo importante in questa evoluzione. Nel 2008, Dondi scopre la salita Lima-Abetone al volante di una Predator (piccoli prototipi con motore da moto, molto apprezzati in Italia) e capisce che d'ora in poi vuole misurarsi con la montagna. Lo slalom gli sarà utile, poiché questa scuola di guida «al limite», dettata dal peso piuma e dalla reattività di una monoposto, gli consentirà di sviluppare uno stile di guida aggressivo e chirurgico.
Nel 2014, Manuel si trova di fronte a una scelta: continuare a gareggiare con la X1/9 negli slalom o tentare l’avventura del campionato italiano di montagna. Inizialmente, il progetto prevedeva di iscrivere la Barra9 al campionato storico classico, ma Leo Cavallini gli consiglia di cimentarsi nel campionato moderno. L’idea sembra allora quasi irragionevole. Il gruppo E2SH accoglie vetture molto più recenti, a trazione integrale e turbocompresse, molto potenti e dotate di budget considerevoli, come le vecchie Alfa Romeo 155 V6 del DTM che sono state riconvertite per le gare in salita. Il suo ragionamento è tuttavia semplice: la X1/9 possiede potenza a sufficienza, una massa molto ridotta e, soprattutto, un equilibrio del telaio straordinario.
Una X1/9 profondamente modificata
L'auto viene spesso chiamata «Fiat X1/9 Dallara» poiché il famoso costruttore, noto per le sue monoposto, ha effettivamente sviluppato nel 1975 una spettacolare X1/9 da competizione, l'Icsunonove, destinata al Gruppo 5. Ma l’auto di Dondi non è semplicemente una vecchia Dallara Icsunonove tirata fuori da un museo.
La Barra9 si basa su un telaio compatto specifico, profondamente modificato nel corso degli anni. Dondi ha realizzato una parte consistente dell’auto e la sua gabbia di sicurezza. La struttura centrale originale della X1/9, priva di continuità del tetto, non gli ispirava sufficiente fiducia per le competizioni moderne. Ha quindi realizzato una gabbia particolarmente robusta, utilizzando le dimensioni massime consentite dal regolamento.

L’auto mantiene la filosofia di base della X1/9, con un motore centrale posteriore trasversale e trazione posteriore, che consente di concentrare le masse al centro della vettura e di mantenere una grande agilità nelle sequenze di curve lente. La carrozzeria non ha più molto in comune con quella di una X1/9 da strada. I parafanghi sono stati notevolmente allargati, l’aerodinamica, il sottoscocca e il diffusore sono stati rivisti, e l’auto è dotata di un grande alettone posteriore. A lungo realizzata in metallo, la carrozzeria è stata recentemente arricchita con elementi in carbonio per ridurre ulteriormente il peso. A seconda delle configurazioni e dei regolamenti, il peso oscilla tra i 600 e i 670 kg per le gare FIA europee, con un carico aggiuntivo rispetto alla configurazione italiana.
Il cuore della Barra9: un motore da corsa Alfa Romeo!
La X1/9 originale montava un motore Fiat da 1,4 litri, così come la Icsunonove di Dallara. La Dondi monta ancora un motore a 4 cilindri, ma di stirpe più nobile: si tratta di un motore Alfa Romeo aspirato da 2 litri D2 Superturismo, che negli anni ’90 equipaggiava alcune Alfa Romeo 155 e soprattutto Alfa Romeo 156 della categoria Superturismo da 2 litri.

L’Alfa Romeo 156 Superturismo ufficiale, che ha trionfato nei campionati europei, italiani e anche spagnoli, montava un motore a quattro cilindri 2.0 Twin Spark con una testata specifica a 16 valvole. La versione da competizione raggiungeva circa 310 ch a 8 250 tr/min, con carter a secco e cambio sequenziale. La Barra9 utilizza un’evoluzione di questa architettura, con una potenza che si attesta tra i 300 e i 320 ch, ma un regime massimo vicino ai 9.000 tr/min.
Sebbene il motore non abbia guadagnato in potenza, è stato preparato appositamente dalle officine di Léo Cavallini, fondate nel 1978 a Poggio Rusco. Cavallini vanta un’esperienza pluridecennale con i motori Alfa Romeo, che abbraccia mezzo secolo. Il lavoro si è concentrato sulla potenza massima, ma soprattutto sul modo in cui viene erogata. Nel corso delle varie evoluzioni, il motore è stato sottoposto a diverse revisioni, ottimizzazioni dell’aspirazione e messe a punto.

Nel 2021, a seguito di un problema al motore a Vallecamonica, è stato preparato un secondo motore D2 come motore di ricambio. Nel 2022, i Cavallini disponevano quindi di due motori Alfa D2 praticamente identici.
Una transizione in montagna riuscita
Il passaggio alle gare in salita avviene intorno al 2015, con alcune partecipazioni nella classe E2-SH 2000, che consente l’iscrizione di prototipi “silhouette”. Il 2016 segna la vera svolta. Nella sua prima stagione completa nel CIVM, la X1/9 diventa immediatamente un punto di riferimento con sei vittorie di classe e il titolo italiano. Questa prestazione conferma la filosofia dell’auto: non ha bisogno di una potenza smisurata per battere vetture molto più moderne. L’agilità della X1/9, il suo peso ridotto e la capacità di Dondi di adattare rapidamente le regolazioni a ogni percorso diventano le sue armi principali.

Nel 2017, il dominio continua. Dondi vince la Verzegnis-Sella Chianzutan, poi la Morano-Campotenese e, soprattutto, la Trento-Bondone. Alla sua prima partecipazione a questa mitica salita, lunga 17,3 km, si aggiudica l’E2SH e si classifica quattordicesimo nella classifica generale. La stagione si conclude con un secondo titolo italiano consecutivo. Nel 2018 continua sulla stessa scia, aggiudicandosi, dopo la salita del Monte Erice, il suo terzo titolo italiano consecutivo.
Un'impresa leggendaria nel mondo delle gare in salita
La stagione 2019 regala alla Barra9 la sua impresa più famosa, durante la celebre salita Trento-Bondone, valida per il campionato europeo. Dopo due edizioni che non avevano pienamente soddisfatto Dondi, il team si presenta con un’auto profondamente rivisitata. Il lavoro ha riguardato le ruote, l’aerodinamica, i freni, le regolazioni delle sospensioni e il motore. In particolare, i nuovi dadi centrali migliorano il comportamento del retrotreno, mentre le prese d’aria dei freni sono state ingrandite. Il motore Alfa D2 viene sottoposto a una nuova messa a punto e diventa più reattivo. Anche l’alettone posteriore viene modificato prima della gara.
Il risultato è spettacolare. Dondi segna un tempo di 10’13”68, ovvero circa 24 secondi in meno rispetto al suo tempo del 2017. Batte inoltre il record per le auto coperte nella sua categoria, che fino ad allora apparteneva al compianto Georg Plasa, figura di spicco delle gare in salita europee. Il tedesco aveva stabilito questo primato con un prototipo BMW 320 Judd V8 da 600 cavalli!
L'agilità, la sua arma vincente
Anche lo svolgimento della gara è stato memorabile. Dopo il passaggio delle prime auto è scoppiato un violento temporale. Dondi, partito prima che iniziasse a piovere, ha potuto così beneficiare di una pista asciutta, mentre molti concorrenti hanno dovuto affrontare il diluvio. Questo stravolge completamente la classifica generale. Il re delle gare in salita italiane Simone Faggioli vince la prova in 9’56”19, ma Dondi si piazza secondo nella classifica generale, davanti a una miriade di prototipi e vetture molto più potenti.
Dopo un 2020 segnato dal Covid e una stagione 2021 abbreviata a causa di problemi meccanici, il 2022 rappresenta una nuova tappa con la partecipazione a diverse prove del Campionato europeo di montagna. L’auto deve quindi essere adeguata al regolamento FIA e ricevere zavorra, portando il suo peso a 670 kg. Nonostante questo svantaggio, rimane estremamente competitiva.
Al Trento-Bondone 2022, i dati mostrano che l’auto raggiunge a tratti una velocità superiore a quella del suo record del 2019. La velocità massima rimane inferiore ai 210 km/h, ma compensa una velocità di punta relativamente bassa con la sua agilità ed efficienza nei tratti tortuosi. In alcune gare europee, Dondi riesce addirittura a battere auto nettamente più potenti nelle categorie delle auto chiuse.
Un'anziana signora che si rifiuta di deporre le armi
La Barra9 non viene impiegata a tempo pieno in ogni stagione, poiché Dondi alterna periodi di competizione a periodi di sviluppo. Nel 2023, il suo ritorno al CIVM è segnato da un'uscita durante le prove del Trofeo Fagioli, mentre un'altra X1/9, quella di Gianluca Ticci, inizia a fare la sua comparsa nella categoria E2SH.
Nel 2024 torna sulla strada del successo a Gubbio e poi al Trofeo Fagioli, aggiudicandosi l’E2SH davanti ai soliti protagonisti del gruppo. A Monte Erice, ultima prova della stagione 2025, Manuel Dondi conquista nuovamente il titolo italiano, il suo quarto titolo nazionale in montagna, dopo quelli del 2016, 2017 e 2018.
La cosa più degna di nota è che la concorrenza si è evoluta enormemente dai tempi in cui è stata lanciata la Barra9. L’E2SH ospita ora modelli come l’Alfa Romeo 4C La MG-AR Furore di Marco Gramenzi o la Lamborghini Huracán ST Evo di Rosario Iaquinta. Eppure, la piccola Fiat continua a lottare nelle prime posizioni.
Nel 2026, la X1/9 è ancora in pista. Manuel Dondi ha sbaragliato la concorrenza conquistando una serie di vittorie a pieni punti alla Coppa Selva di Fasano, alla Coppa Paolino Teodori, al Trofeo Luigi Fagioli e infine alla mitica Coppa Nissena in Sicilia, disputata all’inizio di settembre, dove si è imposto con oltre 14 secondi di vantaggio sugli avversari. Dondi ha vinto la E2SH con un tempo di 2’24”58, davanti a Marco Gramenzi e alla sua MG-AR 4C, che sembra meno affidabile e meno agile, ma anche davanti alla Ferrari 296 Challenge di Kadija MOURTAJI, che gareggiava in un’altra categoria e ha fatto registrare un tempo di 2’25″08.
Un’auto in continua evoluzione
La cosa ancora più incredibile è che l'auto continui a evolversi dal punto di vista tecnico, a 25 anni dal suo debutto! Tubi Style, azienda italiana specializzata in impianti di scarico con sede a Maranello, ha collaborato con i preparatori Cavallini per sviluppare un nuovo sistema di scarico completo e collettori, con l’obiettivo di ridurre il peso e ottimizzare le prestazioni. Sono previste due configurazioni di collettori: una 4-2-1, che privilegia una curva di coppia più piena a regimi medi, e una 4-1, pensata per favorire la potenza massima agli alti regimi. Sono realizzati in Inconel, un materiale di tipo aeronautico utilizzato in F1 per gli scarichi. Non si cerca di guadagnare cavalli a tutti i costi, poiché il motore aspirato è vicino al suo limite tecnico. Il team sta quindi lavorando sui dettagli: peso, aerodinamica, scarico, bilanciamento, sospensioni, raffreddamento ed efficienza complessiva.

Se si guarda indietro a questo quarto di secolo di competizioni, il bilancio è eccezionale: titoli italiani nello slalom, quattro titoli italiani di montagna nella categoria E2SH, numerose vittorie di gruppo, successi sui tracciati più prestigiosi del CIVM, un record alla Trento-Bondone e persino un secondo posto assoluto nell’edizione 2019. Sotto questa silhouette ormai leggendaria, disegnata più di 50 anni fa, si nasconde una macchina trasformata: un bolide che pesa appena qualche centinaio di chili, animato da un quattro cilindri Alfa Romeo capace di ruggire a quasi 9.000 giri/min, che ha segnato la storia del superturismo degli anni ’90. Insomma, questa Barra9 è la quintessenza del know-how italiano!

