Licenziato dopo 11 anni alla Maserati, rivela perché le vendite sono crollate e come un film abbia svuotato l'intero magazzino

Undici anni presso Maserati. Prima ad Annecy, poi a Ginevra. Dal 2015 al 2026, Romain ha venduto Maserati in uno dei periodi più turbolenti della storia recente della casa automobilistica italiana. Ha vissuto gli anni dell’euforia, l’ambizione di aumentare i volumi, gli sconti, l’arrivo delle auto elettriche… e poi la crisi. Oggi, dopo aver lasciato il marchio, racconta questo decennio dall’interno a Yvan Jacob, di Outrun Motor Company. E dietro gli aneddoti, a volte gustosi, emerge soprattutto il ritratto di un marchio leggendario che sembra aver perso parte dei propri punti di riferimento.

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Da 50.000 auto a un marchio in piena crisi

Il paradosso Maserati si riassume in alcune cifre citate durante l’intervista: circa 50.000 auto vendute nel 2017, contro le sole 11.000 dell’anno precedente, secondo Yvan Jacob. Un crollo vertiginoso che solleva una semplice domanda: come ha potuto un marchio con una storia così ricca arrivare a questo punto?

Dati Italpassion

Per Romain, le difficoltà non sono una novità. Maserati avrebbe commesso un errore, in particolare, nel voler puntare sui volumi e nel lasciare che si affermasse una politica di sconti difficilmente compatibile con il suo posizionamento di lusso. Egli descrive in particolare il meccanismo a cui sono sottoposti i concessionari: le auto vengono assegnate ai concessionari, pagate da questi ultimi, e poi devono essere vendute. Quando diversi concessionari cercano contemporaneamente di recuperare la propria liquidità, ha inizio la guerra dei prezzi. Un’auto con un prezzo di listino di 180.000 euro può quindi ritrovarsi in vendita a 150.000, 140.000 o 130.000.

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«Il cliente è il concessionario»

Questa è probabilmente una delle critiche più interessanti mosse da questo ex venditore. Secondo lui, Maserati avrebbe considerato per troppo tempo che il suo vero cliente fosse il concessionario, e non chi alla fine avrebbe guidato l’auto. «Dal momento in cui l’auto arriva in concessionaria, il problema non è più loro», riassume durante la conversazione. L’auto viene fatturata e pagata: per la casa automobilistica, la vendita è già conclusa.

A ciò si aggiunge un altro problema: la condivisione dei componenti. Romain e Yvan Jacob sottolineano un paradosso piuttosto crudele. Maserati poteva montare sotto il cofano prestigiosi propulsori provenienti dal mondo Ferrari, pur utilizzando nell’abitacolo comandi provenienti da modelli molto più generici del gruppo (si sa, ad esempio, che nella Maserati MC20). Nel caso di un'auto dal prezzo a sei cifre, questa spesa diventa difficile da far accettare.

Quando il film « Intoccabili » faceva vendere le Maserati

Ma l’intervista spiega anche perché la Maserati continua ad affascinare. Romain svela, in particolare, i retroscena della nascita della Maserati Quattroporte nel film « Intoccabili« . Secondo il suo racconto, Maserati France avrebbe prestato l’auto alla produzione senza informare la casa madre. Poi il film è diventato un fenomeno.

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Una conseguenza inaspettata: dopo il lancio, le scorte francesi della Maserati Quattroporte GTS sarebbero state esaurite in sole due settimane. Questo aneddoto riassume quasi tutta la contraddizione di Maserati. Un marchio capace di suscitare immediatamente desiderio, ma che a volte fatica a trasformare questa emozione in una strategia duratura.

Perché dopo undici anni passati a vendere la Trident, Romain ne è ancora convinto: una Maserati non si sceglie davvero con un foglio Excel. Quando un cliente gli chiedeva di fornirgli delle «buone ragioni» per acquistarne una, la sua risposta era semplice: «Non funziona così». » Ed è forse proprio questo che la Maserati dovrà ritrovare: quella parte di irrazionalità che un tempo faceva dimenticare tutto il resto.

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