
Quando si scopre una Totem GT Super A prima vista, lo sguardo si posa subito sulla sua silhouette. È impossibile non pensare all’Alfa Romeo Giulia Sprint GT degli anni ’60, di cui riprende le proporzioni iconiche. Eppure, sotto questa carrozzeria in fibra di carbonio si nasconde uno dei motori italiani più affascinanti degli ultimi anni: un V6 sviluppato da Italtecnica Engineering appositamente per Totem Automobili.
Dietro i 640 ch della GT Super si nasconde una meccanica che non ha praticamente nulla a che vedere con un motore di serie adattato. Si tratta, al contrario, di un progetto interamente concepito attorno a un’idea semplice: creare un motore moderno in grado di dare nuova vita a un’Alfa Romeo classica.
Un motore progettato appositamente per Totem
La collaborazione tra Totem Automobili e Italtecnica Engineering non è nata da una semplice partnership tecnica. Le due aziende condividevano la stessa ambizione: superare il concetto tradizionale di restomod e creare un’automobile il cui motore fosse esclusivo quanto il design. Il risultato si chiama «Gloria» presso Totem, ma deriva direttamente dall’ITV6 sviluppato da Italtecnica. Questa famiglia di motori V6 biturbo è stata concepita fin dall’inizio per diverse applicazioni, che vanno dall’auto da strada a quella da competizione.


Sotto il cofano della GT Super si trova quindi un V6 da 2,8 litri a 90 gradi, dotato di due alberi a camme in testa per ogni fila di cilindri e di quattro valvole per cilindro. La potenza raggiunge i 640 ch, mentre la coppia supera i 650 Nm.
Un V6 compatto e leggero
Una delle principali caratteristiche di questo motore è la sua compattezza. Gli ingegneri hanno raggruppato numerosi componenti tra le due file di cilindri: il sistema di lubrificazione, quello di raffreddamento, lo scambiatore di calore e alcuni elementi del sistema di aspirazione.




Questa architettura consente di ridurre le dimensioni del motore abbassandone al contempo il baricentro. Il peso rimane inferiore a 180 kg, il che rende l’ITV6 uno dei V6 più leggeri della sua categoria. Anche il sistema di aspirazione in fibra di carbonio progettato da Italtecnica svolge un ruolo fondamentale. Esso integra direttamente l’intercooler e il sistema a doppia iniezione, al fine di migliorare il riempimento dei cilindri, la stabilità della combustione e la risposta all’acceleratore.
Due turbocompressori per eliminare il tempo di risposta
A differenza di molti motori biturbo tradizionali, l’ITV6 utilizza una sovralimentazione sequenziale. Ai bassi regimi, entra in funzione un solo turbocompressore per limitare i tempi di risposta. Man mano che il regime aumenta, il secondo turbo entra progressivamente in azione grazie a una gestione elettronica specifica, una valvola di derivazione e una wastegate esterna.

Il risultato è davvero impressionante: la coppia massima è disponibile già a 3.000 giri/min e rimane costante fino a 6.000 giri/min, mentre la potenza continua a crescere fino a oltre 7.000 giri/min.
Una tecnologia ispirata alle competizioni
Il motore sviluppato da Italtecnica non si limita ad essere potente. Integra infatti anche un sistema a doppia iniezione, diretta e indiretta, che consente di ottimizzare la combustione in base alle condizioni di utilizzo. L’azienda italiana ha persino sviluppato una propria tecnologia di precamera di combustione, una soluzione che trae ispirazione direttamente dall’automobilismo sportivo e dai prototipi da endurance. Questa tecnologia migliora il rendimento termico e consente una combustione più rapida ed efficiente. Alcune versioni sperimentali del motore raggiungono addirittura potenze superiori a 700 ch.
L'anima moderna di un'Alfa Romeo degli anni '60
Con soli quaranta esemplari previsti, la Totem GT Super rimane uno dei progetti più esclusivi dell’attuale panorama automobilistico italiano. Eppure, il suo motore merita quasi la stessa attenzione riservata alla carrozzeria. Laddove molti restomod si limitano ad adattare una meccanica esistente, Totem e Italtecnica hanno scelto una strada molto più ambiziosa: creare un V6 interamente dedicato alla loro visione di un’Alfa Romeo che non è mai esistita.





Ora ponetevi una domanda: pensate che tra 60 anni ci sarà un omaggio o una reinterpretazione di “Junior”?