
Da diversi anni, lo stabilimento Stellantis Lo stabilimento di Termoli sembra vivere una fase di transizione che non sembra avere fine. Lo stabilimento, noto in particolare per la produzione dei motori V6 destinati alle Alfa Romeo Quadrifoglio e alle Maserati, avrebbe dovuto inizialmente voltare pagina grazie a un gigantesco impianto per la produzione di batterie. Abbandonato quel progetto, Stellantis ha da allora annunciato nuovi investimenti. Ma per i sindacati i conti non tornano ancora: lo stesso futuro dello stabilimento sarebbe ormai a rischio.
Il 22 settembre, i rappresentanti nazionali dei principali sindacati italiani si sono recati a Termoli per incontrare i lavoratori. E il quadro emerso al termine delle assemblee è particolarmente preoccupante: le nuove produzioni annunciate rappresentano un primo passo, ma non basterebbero comunque a garantire un futuro agli oltre 1.700 lavoratori dello stabilimento.
Dalla Gigafactory al ritorno ai motori
Per comprendere questo nuovo allarme, occorre tornare indietro di qualche anno. Termoli avrebbe dovuto diventare uno dei simboli della transizione elettrica di Stellantis in Europa con l’installazione di una Gigafactory ACC. Ma il progetto è stato inizialmente sospeso, prima di essere infine abbandonato.

Stellantis ha quindi cambiato strategia. Lo scorso marzo, il gruppo ha confermato un investimento di 41 milioni di euro per avviare a Termoli la produzione delle trasmissioni eDCT destinate alle auto ibride. Anche il motore GSE continuerà a essere prodotto, mentre i motori GME e, soprattutto, il famoso V6 continueranno a essere prodotti in loco.
La produzione dell’eDCT dovrebbe ora iniziare a metà ottobre, con una capacità prevista a regime di circa 300.000 trasmissioni all’anno. Potrebbe sembrare una buona notizia. Eppure, solo poche settimane dopo la proroga della cassa integrazione per 1.721 dipendenti Fino ad agosto 2027, i sindacati lanciano ancora una volta un allarme.
«La fabbrica è in pericolo»
Stefano Boschini, segretario generale della Fim-Cisl, non nasconde più la sua preoccupazione. Secondo lui, Termoli è, insieme a Cassino, uno dei due siti industriali di Stellantis in maggiore difficoltà in Italia. Ritiene soprattutto che, dopo il fallimento della Gigafactory, allo stabilimento non sia stata assegnata alcuna nuova attività di entità sufficiente a garantirgli una reale prospettiva industriale.
I sindacati chiedono quindi ora una risposta molto più ambiziosa da parte di Stellantis. Gianluca Ficco, segretario nazionale dell’Uilm, chiede in particolare che a Termoli venga assegnata la produzione di un nuovo motore destinato alle future Alfa Romeo e Maserati. Una richiesta particolarmente simbolica per questo stabilimento, che produce già il V6 dei due marchi italiani.
Antonio Spera, dell’Ugl, va oltre: secondo lui, per rilanciare davvero lo stabilimento occorrerebbe sia raddoppiare le linee di produzione delle trasmissioni sia dotarsi di un nuovo motore. Termoli è passato dai circa 3.500 dipendenti di un tempo a poco più di 1.700 oggi. Circa 150 dipendenti lavorano addirittura temporaneamente in altri stabilimenti Stellantis, principalmente a Torino (Mirafiori).
Dopo i motori, quale futuro per Termoli?
Il problema va quindi ormai oltre la semplice sopravvivenza dei motori termici. I sindacati vogliono conoscere la vera missione industriale che Stellantis ha in serbo per Termoli nei prossimi decenni. Chiedono inoltre che vengano avviate produzioni legate all’auto elettrica: componenti, tecnologie di propulsione o elementi di gruppi motopropulsori elettrificati.
L'urgenza è reale: 1.721 dipendenti sono ancora soggetti al contratto di solidarietà fino al 29 agosto 2027, rispetto ai 1.823 dell'anno precedente. Dopo l’abbandono della Gigafactory, i 41 milioni di euro investiti nell’eDCT e la promessa di mantenere la produzione dei motori, Termoli attende ancora di sapere quale sarà il suo destino. I sindacati chiedono ora che il suo futuro industriale sia considerato una priorità: perché questa volta non si tratta più solo di salvare un motore V6, ma proprio lo stabilimento che lo produce.
Termoli non può continuare ad affidarsi esclusivamente alla cassa integrazione per anni. Stellantis deve decidere quale ruolo industriale intende attribuire a questo stabilimento che, a seguito dell'annullamento del progetto della Gigafactory, è ancora in attesa di una vera e propria riconversione.
Dovrebbe però essere possibile che chi è sensibile alle emozioni possa ancora ascoltare il rombo di un V6, altrimenti i veri appassionati di auto si sentirebbero proprio come dei robot al volante delle loro auto.
Capisco la loro preoccupazione. Nel 2026, con i problemi legati al carburante che riguardano esclusivamente i motori termici, sarà come andare dritti nella tomba. Stellantis deve reagire e proporre una gamma 100%, % elettrica, altrimenti verrà praticamente seppellita dai cinesi e dalla concorrenza.
Tuttavia, alcuni modelli elettrici faticano molto a vendersi, come le Maserati Folgore. Il mercato interamente elettrico non può funzionare, anche se le vendite di auto elettriche sono in crescita. Il fatto che i prezzi della benzina e del diesel siano attualmente elevati non significa che questa situazione sia destinata a durare. Occorrono modelli ibridi con motore V6 e modelli ibridi a 4 cilindri.
Tutte le Maserati e le Alfa Romeo 100% elettriche non possono funzionare.
Sì, ma potrebbero anche produrre motori elettrici per gli altri marchi del gruppo e non solo per le Folgore. Questo alleggerirebbe il carico di lavoro dello stabilimento eMotor di Metz, che produce i motori elettrici del gruppo e che in questo momento non deve certo mancare di lavoro. Del resto, mi sembra che questo stabilimento, detenuto in parti uguali da Stellantis e Nidec, sia appena stato acquisito al 100% da Stellantis.
Sì, acquisizione al 100% da parte di Stellantis (%) poiché si tratta di una joint venture che brucia milioni da troppi anni e Nidec si ritira…
Tanta maestria, tante competenze, tante conoscenze sul punto di essere spazzate via dall’incompetenza e dall’avidità dei dirigenti…
Sembra di tornare ai tempi della Régie Renault, quando le fabbriche funzionavano a pieno regime senza che ci fossero vendite a sostenere la produzione! Lo Stato francese pagava e i sindacati della Renault ricevevano auto da svendere… ma qui si tratta dello Stato italiano? Beh, ormai nemmeno lui può più farlo.
Speriamo che questa follia della mobilità elettrica su larga scala finisca presto.