Realizzato nel 1985 con un motore V6 Alfa Romeo, questo prototipo da 630 kg ha appena vinto un campionato

Ettore Bogani si era costruito una solida reputazione nel mondo dell'automobilismo italiano. Originario di Firenze, era sia pilota che preparatore, con una particolare predilezione per la meccanica Alfa Romeo. La sua carriera nelle gare in salita inizia alla fine degli anni ’60 su un’Alfa Romeo GTA, ma negli anni ’70 gareggia anche su diversi prototipi sportivi come la Chevron e l’Osella. Lo si vede anche nelle gare su circuito, in particolare su una BMW.

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Negli anni ’80, Bogani iniziò a costruire i propri prototipi da gara in salita, prestando particolare attenzione alla semplicità, all’efficienza e alla facilità di messa a punto. Le sue auto venivano costruite a Firenze, nell’officina Quadrifoglio di via Lanza, dove aveva sede la struttura nota come Bogani Automobili Firenze. Dopo la scomparsa di Ettore Bogani nel 2016, anche l’officina ha chiuso i battenti, lasciando dietro di sé una produzione molto limitata e oggi particolarmente ricercata dagli appassionati di prototipi storici. 

All'inizio, la categoria Sport nazionale

Bogani si lancia nella costruzione di piccoli prototipi conformi al regolamento della categoria Sport nazionale italiana, che consentiva di utilizzare componenti meccanici derivati dalla produzione automobilistica. La formula era relativamente accessibile rispetto ai prototipi internazionali più sofisticati. La categoria fu creata dalla Federazione nel 1984 e adottò, fino al 1990, una motorizzazione V6 da 2,5 litri. Naturalmente, il motore di riferimento era il V6 Busso da 2,5 litri, derivato in particolare dalla GTV. Successivamente, nel 1991, la cilindrata di riferimento passò a 3 litri. Si distinguono nomi noti, come Arturio Merzario, campione nel 1985, e Giorgio Francia (visto nel DTM con la 155 V6), campione nel 1991. La categoria, rapidamente soprannominata « Formula Alfa Romeo », cessa nel 1994, per poi rinascere nel 2016, ormai nell'ambito del campionato storico della Montagna.

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Uno dei primi telai

I Bogani utilizzavano quindi motori Alfa Romeo, come altri costruttori dell’epoca quali Osella e Lucchini. Le fonti dedicate al marchio parlano di una produzione di circa una ventina di telai. Andrea Balducchi, proprietario e restauratore della Bogani n. 14, parla invece di 21 telai prodotti, precisando tuttavia che il censimento risulta complesso a causa delle repliche realizzate nel corso degli anni e dei restauri che in alcuni casi hanno modificato profondamente alcune vetture. Secondo le informazioni fornite direttamente da Maurizio Rossi, la sua Bogani Sport Nazionale è il telaio n. 6, costruito nel 1985, con motore Alfa Romeo da 2.500 cm³. Appartiene quindi alla prima generazione delle Bogani Sport Nazionale da 2,5 litri. 

Maurizio Rossi precisa che purtroppo non possiede il libretto di circolazione d’epoca, ma dispone invece del certificato di immatricolazione e del certificato di origine. La sua storia precedente è comunque parzialmente nota. Prima di Maurizio Rossi, l’auto è stata guidata da Pierluigi Carnevaletti, pilota di Senigallia ben noto nell’ambiente delle gare in salita storiche. Nel 2009 si è imposto al Trofeo Storico Lodovico Scarfiotti e ha continuato a gareggiare con una Bogani SN 2500 negli anni successivi. Di seguito un altro prototipo Bogani del 2009.

Bogani n. 6: design leggero ed efficiente

La Bogani n. 006 conserva le caratteristiche fondamentali della filosofia Sport Nazionale. Il suo motore Alfa Romeo V6 «Busso» da 2.500 cm³, con una messa a punto simile a quella del Gruppo N, è dotato di una centralina elettronica analogica di serie, quindi non modificabile. La potenza è stimata a circa 180 cavalli.

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Rossi dichiara un peso di soli 630 kg, mentre la scheda tecnica prevede un minimo di 600 kg. Il rapporto peso/potenza è quindi di circa 3,5 kg/ch, un valore particolarmente favorevole per un’auto di quell’epoca. La trasmissione è affidata a un cambio Hewland FT200, un punto di riferimento ben noto nel mondo delle auto da competizione. Infine, nella sua splendida livrea tutta rossa, la barchetta è invecchiata molto bene e conserva una linea molto elegante e slanciata, nonostante i suoi quarant’anni!

Dall’Alfa Boxer al titolo con Bogani

Maurizio Rossi non è approdato subito alla Bogani. Per diverse stagioni ha corso con una Formula Alfa Boxer, una monoposto derivata dalla vecchia formula di promozione Formula Alfa Boxer, lanciata alla fine degli anni ’80, che utilizzava un motore derivato dall’Alfasud. Gli archivi dell’ACI lo ritraggono ancora al volante di questa monoposto durante la stagione 2022.

La stagione 2024 segna quindi l’inizio di questa nuova fase «prototipale» della Bogani. Già fin da questa prima stagione, l’auto dimostra il proprio potenziale. Al 59° Trofeo Luigi Fagioli a Gubbio, Rossi si classifica terzo assoluto nella competizione storica e vince la classe CN4 con la sua Bogani. La stagione 2025 è stata piuttosto un anno di messa a punto, con solo alcune partecipazioni nella classe JR SN2500, con i colori della Scuderia Bologna Squadra Corse.

Maurizio Rossi torna a tempo pieno nel 2026, con una vettura che è stata a lungo testata, messa a punto e ottimizzata. E questa volta, per vincere. Già alla Coppa della Consuma, Maurizio Rossi porta la Bogani sul podio della classifica generale. La seconda tappa importante è la Bologna-Raticosa, dove ottiene anche il quarto tempo assoluto nella competizione storica e vince la sua categoria.

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Questa ascesa si traduce infine nella conquista del titolo italiano 2026 nella classe JR SN 2500. Alla Coppa del Chianti, prosegue la sua stagione e si classifica secondo nella classe Sport Nazionale 2500, dietro ad Arnaldo Pinto. Dopo la fase di apprendimento del 2024 e quella di sviluppo del 2025, il telaio n. 006 conquista nel 2026 il titolo italiano, a oltre quarant’anni dalla sua produzione.

 » Questo titolo italiano è il risultato di un lavoro immenso, gara dopo gara, ma non è una vittoria solitaria. È un successo che desidero condividere e dedicare con tutto il cuore a Promocorse per il suo sostegno incondizionato e per avermi sempre fatto sentire»vorrei ringraziare come se fosse un membro della famiglia; Bologna Corse, che è stata un pilastro del mio percorso e degli obiettivi che ho raggiunto nel corso degli anni; e tutti i nostri partner e sponsor, il cui sostegno è fondamentale per la realizzazione di ciascuno dei nostri progetti.»

Complimenti a Maurizio Rossi e grazie per le sue preziose informazioni! Quello che vedete qui sotto non è il telaio numero 6, ma vi offre comunque una visione dinamica di un prototipo Bogani equipaggiato con il motore V6 Alfa Romeo Busso.

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