
Quando un nome come Lamborghini sul futuro dell'industria automobilistica, l'industria è in ascolto. E questa volta le parole di Tonino Lamborghini, figlio del leggendario Ferruccio, provocheranno probabilmente una reazione. Andando controcorrente rispetto al discorso prevalente, l'imprenditore italiano contesta l'idea che le auto elettriche siano necessariamente più ecologiche.
«Non facciamo finta che sia verde»
Tonino Lamborghini ha condiviso la sua visione dell'attuale mercato automobilistico al Salone Automotoretrò di Parma. Pur ammettendo di apprezzare le auto elettriche, è molto scettico sul loro reale impatto ambientale.
A suo avviso, il problema non si limita all'uso del veicolo, ma riguarda l'intera catena di produzione. La produzione delle batterie, i costi energetici, il riciclaggio ancora imperfetto... sono tutti fattori che, a suo avviso, qualificano fortemente il messaggio verde. «Non diciamo che è verde, oggi non lo è», dice senza mezzi termini.

Inoltre, si spinge a difendere un'idea provocatoria: continuare a utilizzare le auto esistenti potrebbe, in alcuni casi, essere meno inquinante della produzione di massa di nuovi veicoli elettrici. «Con i vecchi motori inquiniamo meno», riassume.
Una visione diversa del mercato automobilistico
Questa posizione si inserisce in una riflessione più ampia sull'evoluzione del settore. Tonino Lamborghini ritiene che il mercato europeo, e quello italiano in particolare, sia oggi in grande difficoltà, arrivando a definirlo «quasi morto». Propone un approccio molto pragmatico: produrre altrove, vendere altrove e adattarsi all'accelerazione della globalizzazione del settore automobilistico.
La sua visione dell'elettrificazione è quindi tutt'altro che ideologica. Non rifiuta la tecnologia, ma critica il modo in cui viene presentata al pubblico, spesso come una soluzione miracolosa.
L'ascesa dei produttori cinesi
Paradossalmente, l'uomo che critica il dibattito sulle auto elettriche è pronto a salutare un altro fenomeno importante: l'ascesa fulminea delle case automobilistiche cinesi. Tonino Lamborghini riconosce apertamente i loro impressionanti progressi, sia in termini di tecnologia che di rapporto qualità-prezzo. «Oggi fanno auto belle, competitive e molto avanzate», spiega, lontano dai cliché di un tempo.
Sta persino pensando di acquistarne una lui stesso. «Probabilmente opterò per un ibrido cinese», confida, ma sottolinea ancora una volta che queste tecnologie non devono essere idealizzate in termini ecologici. Un mese fa, ha detto togliendosi il cappello di fronte a questi marchi, che sono in grado di competere con i produttori europei storici.
Un futuro elettrico... ma senza entusiasmo
Accanto a lui, l'ingegnere italiano Gian Paolo Dallara offre una visione leggermente diversa, ma altrettanto lucida. A suo avviso, il futuro sarà elettrico, anche se questo non suscita necessariamente entusiasmo. Immagina un mondo in cui le auto saranno autonome, magari condivise, e spesso prodotte in Cina. Uno sviluppo che trasformerebbe profondamente il nostro rapporto con l'automobile. Ma non tutto scomparirà. Sia Dallara che Lamborghini concordano su un punto essenziale: l'auto passionale sopravviverà. «Ci sarà sempre un posto per le supercar», insiste Dallara.