Abbiamo visitato il museo poco conosciuto della Fiat: automobili, aerei da caccia e un motore a 24 cilindri da 3100 cv

Torino è una città ancora poco conosciuta da molti turisti, eppure l’antica capitale del Regno di Piemonte-Sardegna ha tantissimo da offrire dal punto di vista urbanistico, architettonico e patrimoniale. E tanto meglio così: anche in piena estate, qui non ci si sente oppressi come a Firenze o a Roma. Per gli appassionati di automobili, la visita alla roccaforte di FIAT : oltre al Museo Nazionale dell’Automobile e all’imperdibile Lingotto, la famosa fabbrica con la pista sul tetto inaugurata nel 1922, vi consigliamo di visitare il Centro Storico FIAT, in Corso Dante.

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Il Centro Storico Fiat ospita il museo del marchio e gli archivi aziendali, all’interno di un magnifico edificio in stile Art Nouveau adiacente alle prime officine Fiat, che hanno visto gli esordi della produzione prima dell’inaugurazione del Lingotto. Ancor prima di entrare nell’edificio, si possono ammirare le facciate e i balconi decorati che rivelano immediatamente il passato automobilistico del luogo. All’interno, uno spazio ricostruisce l’ufficio di progettazione di Dante Giacosa, l’iconico designer che ha ideato, tra le altre, la Fiat 600 e la Nuova 500.

Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion
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Il primo piano è logicamente dedicato al marchio automobilistico, ma si possono ammirare anche il primo trattore del marchio, il Fiat 702 del 1919, l’autocarro 18BL utilizzato dall’esercito italiano durante la prima guerra mondiale e la Littorina, un telaio ferroviario utilizzato nel periodo tra le due guerre, senza dimenticare alcune biciclette. Alcune aree multimediali mostrano inoltre numerosi materiali d’archivio, tra cui servizi sull’inaugurazione del Lingotto e dello stabilimento di Mirafiori nel 1939.

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Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion
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Quando la FIAT osava con le coupé sportive

Oltre alle immancabili Fiat Ballila, Topolino, 500 e altre 700 che hanno contribuito a motorizzare gli italiani, ciò che salta all’occhio è la bellezza delle coupé che la FIAT ha saputo proporre nel corso dei decenni: si possono così ammirare la 525 SS del 1930, la V8 del 1952 (con il suo stile molto americano), l’elegante 2300S coupé del 1961 o ancora la Dino 2400 del 1969, che doveva il suo nome all’utilizzo del motore della Ferrari Dino. Fiat di classe, una tradizione che è proseguita fino alla coupé FIAT disegnata da Chris Bangle negli anni ’90, prima di scomparire…

Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion
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Questo piano terra testimonia anche la maestria industriale, con l’esposizione di macchine utensili e di una sezione di catena di montaggio, alcune delle quali molto antiche (inizio del XX secolo), altre risalenti piuttosto agli anni ’60-’70, poco prima dell’avvento della robotizzazione.

Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion
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FIAT in volo

Al secondo piano si entra in un’altra dimensione, che evoca la grande diversificazione industriale della FIAT con uno spazio dedicato all’aviazione e al trasporto marittimo.  La divisione Fiat Aviazione fu fondata nel 1918 sulla scia della Società Italiana Aviazione, società del gruppo Fiat creata nel 1916 e le cui produzioni avevano dato prova di efficacia durante la Prima guerra mondiale.  Nel 1969, i gruppi Fiat e Finmeccanica procedettero alla fusione delle rispettive divisioni aeronautiche per creare Aeritalia, che nel 1990 sarebbe diventata Alenia Aeronautica. Nel 2003, il gruppo Fiat si separò definitivamente dalla propria controllata, che assunse il nome di Avio.

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Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion
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Motori mostruosi

Gli esemplari esposti sono principalmente motori di aerei da combattimento e da competizione del periodo prebellico, quando le gare di velocità e quelle con gli idrovolanti erano molto popolari. Si nota, ad esempio, il motore A14 del 1917, dotato di un V12 da 57 litri e con una potenza di 700 ch, nonché l’A22R che equipaggiava gli idrovolanti della flotta di Italo Balbo durante la loro eroica traversata Roma-Rio nel 1930-193. Il più incredibile rimane il motore AS6, che equipaggiava l’idrovolante da competizione Macchi MC72, il quale nel 1934 stabilì un record di velocità di 709 km/h per gli idrovolanti con motore a pistoni, record che resiste ancora oggi. Il motore è un 24 cilindri (due V12 accoppiati), con una cilindrata di 51 litri, in grado di sviluppare fino a 3.100 ch!

Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion
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Motore a 24 cilindri. Foto di Nicolas Anderbegani per Italpassion
Motore a 24 cilindri. Foto di Nicolas Anderbegani per Italpassion

La mostra propone una bella collezione di modellini di aerei, che spazia dai primi aerei da combattimento della Grande Guerra ai caccia moderni. Ma, come chicca aggiuntiva, il museo espone un modello a grandezza naturale: il Fiat G.91, un aereo da ricognizione e da supporto tattico entrato in servizio nel 1958 e che ha fatto parte della flotta delle Frecce Tricolori fino al 1982.

Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion
Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion
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Anche il mondo marino non è da meno, con modelli in scala 1/10 di motori navali e modellini di sottomarini o navi da trasporto auto.

Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion

La FIAT tra i sovietici

Infine, la mostra temporanea del museo è dedicata quest’anno al sessantesimo anniversario dell’inaugurazione dello stabilimento costruito nell’URSS a Togliatti. Nonostante la guerra fredda e la cortina di ferro, all’inizio degli anni «60 fu siglata una collaborazione tra l’Italia e l’URSS per produrre, su licenza FIAT, automobili destinate al mercato sovietico. Nel 1966-1967, lo stabilimento fu costruito nella città di Stravopol, che fu ribattezzata Togliatti in omaggio alla grande figura del PCI, Palmiro Togliatti, scomparso alcuni anni prima. Questo stabilimento produrrà la »Zhiguli», una berlina derivata dalla Fiat 124 commercializzata dal marchio Avtovaz. Questo modello verrà esportato anche con il marchio LADA.  

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Fiat 124 Zhiguli. Foto di Nicolas Anderbegani per Italpassion
Fiat 124 Zhiguli. Foto di Nicolas Anderbegani per Italpassion

La mostra, ricca di fotografie, opuscoli, articoli di stampa e altri documenti interni, ripercorre l’intero processo di questa straordinaria storia industriale e dimostra che la cooperazione è stata possibile nonostante le barriere geopolitiche. Il progetto mirava inoltre a tessere legami tra i popoli al di là della cortina di ferro, proprio mentre gli anni «60 segnavano il periodo della »distensione« tra i blocchi. Si scoprono così un manuale di russo per i dipendenti della FIAT, seminari di scambio tra ingegneri e operai italiani e russi, o ancora opuscoli turistici che invitavano a visitare l’URSS. Torino ospitò persino una »settimana sovietica» nel 1967.

Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion

Il punto di forza della mostra è quello di porre l’accento tanto sugli aspetti umani quanto su quelli industriali. Considerando che i costruttori europei si sono ritirati dalla Russia dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, lasciando campo libero ai marchi cinesi, questa retrospettiva sulla storia di Togliatti fa riflettere…

Foto Nicolas Anderbegani per Italpassion
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