
La storia che si è scritta attorno alla FIAT 131 Abarth di Dante Dagostini è al tempo stesso un’avventura meccanica e un’avventura umana davvero speciale. Da quasi vent’anni, questo americano dello Utah sta trasformando una Fiat 131 del 1976 in una sua interpretazione molto personale della mitica 131 Abarth da rally. Un progetto iniziato con un rottame acquistato per 650 dollari che, dopo anni di lavoro artigianale, modifiche radicali e riflessione, è diventato oggi una bestia da rally unica al mondo.
La monella di famiglia trasformata in una vera e propria macchina da corsa
Quando Fiat Quando nel 1974 viene presentata la 131, nulla lascia davvero presagire l’eccezionale carriera sportiva di questa berlina familiare dalle forme molto squadrate e dal design piuttosto banale. Dopo il successo della 124 Abarth Rally, la Fiat è alla ricerca di una nuova vettura in grado di affermarsi nel Campionato del Mondo e sceglie la 131 come base per il suo prossimo programma.

La 131 Abarth Rally fa il suo debutto nel 1976 e ottiene l’omologazione FIA Gruppo 4. Abarth modifica profondamente la struttura e le sospensioni, allarga la carrozzeria, alleggerisce l’insieme e monta il famoso motore a quattro cilindri da due litri con doppio albero a camme e quattro valvole per cilindro. Nella versione stradale, questo motore sviluppa circa 140 ch, mentre le auto da competizione dotate di iniezione meccanica Kugelfischer raggiungono circa 225 ch e, a seconda delle evoluzioni, fino a 245 ch. La trasmissione è composta da un cambio a cinque marce e da un differenziale autobloccante, mentre il peso contenuto, intorno alla tonnellata, permette alla Fiat di diventare una vera e propria arma da competizione.

Per motivi di politica aziendale, la Lancia Stratos deve cedere il passo alla Fiat 131 nel campionato del mondo. La casa torinese conquista il campionato mondiale costruttori nel 1977, mantiene il titolo nel 1978 e lo riconquista nel 1980, anno in cui Walter Röhrl vince anche il campionato mondiale piloti. L’auto si impone su terreni diversi come la Finlandia, il Portogallo, la Corsica, Sanremo o Montecarlo e accumula diciotto vittorie assolute nel campionato del mondo. La silhouette della 131, con i suoi parafanghi smisurati, le ruote Campagnolo e le decorazioni Alitalia o Olio Fiat, diventa così una delle immagini più significative dell’epoca d’oro del rally. È proprio questa vettura che Dante Dagostini scopre da adolescente e che, anni dopo, determinerà il destino di una 131 molto più ordinaria.
L'arte della pazienza
Dante ha circa quattordici anni quando scopre le immagini dei rally degli anni ’70. Viene immediatamente attratto da quelle auto squadrate, larghe, rumorose, ricoperte di polvere e capaci di affrontare qualsiasi ostacolo. Nel 2007 riesce finalmente a trovare una 131 del 1976 a El Paso, in Texas. L’auto è completa, ma in pessime condizioni. Ha percorso circa 30.000 miglia, con il blocco motore crepato, ed è rimasta a prendere polvere per anni. Si immagina bene l’atmosfera di un western. Gli costa solo 650 dollari. Invece di optare per un restauro classico, Dante ha un’altra idea: vuole costruire la sua 131 da rally. Il relitto acquistato non figura nell’elenco dei modelli omologati per la gara, quindi sarà una sua creazione.



Il progetto dovrà però attendere diversi anni. Dante deve prima acquisire le competenze necessarie e procurarsi l’attrezzatura, ma il suo percorso è segnato da un grave incidente avvenuto nel 2006 con una piegatrice, nel corso del quale perde diverse dita di una mano. Sebbene gli venga detto che probabilmente non potrà più saldare, riprende gradualmente l’attività di lavorazione dei metalli e continua a sviluppare le sue competenze, dotandosi al contempo degli strumenti necessari per ovviare alla menomazione della mano.
Lavora a diversi progetti, tra cui una moto e un Ford Ranger, prima di dedicarsi professionalmente all’informatica. La Fiat rimane in un angolo della sua vita fino al momento in cui ritiene finalmente di disporre dell’esperienza e dei mezzi necessari per dedicarsi seriamente al suo sogno. Dieci anni dopo l’acquisto iniziale: un’eternità, o meglio, una lezione di pazienza.
Cucito a mano e “fatto in casa”
La sua auto, battezzata Milo, è la sua interpretazione del Gruppo 4. Il pianale e gran parte della struttura sono stati profondamente modificati e Dante realizza personalmente una parte consistente del telaio e del roll-bar. Le sospensioni sono state modernizzate con soluzioni molto più sofisticate rispetto a quelle di una 131 civile, mentre l’impianto frenante è dotato di quattro dischi Wilwood. Gli elementi specifici della carrozzeria, in particolare i parafanghi e il cofano, sono realizzati in fibra di vetro per ricreare le proporzioni spettacolari dell’Abarth.




Questo approccio si riflette anche nell’abitacolo. Dante realizza personalmente il cruscotto, i pannelli delle portiere e parte dei rivestimenti. Arriva persino a rimettere in funzione una vecchia macchina da cucire industriale per realizzare alcuni elementi della tappezzeria. " »Ho comprato una macchina da cucire industriale e ho fatto tutto da solo. Ho dovuto realizzare i quadranti e fare tutto in italiano.» I moderni strumenti AutoMeter sono dotati di sfondi dei quadranti progettati per ricreare l’atmosfera di un’auto da competizione italiana degli anni ’70. La carrozzeria segue la stessa logica: la decorazione si ispira a diverse 131 Abarth storiche piuttosto che a una singola auto in particolare, con una moltitudine di dettagli destinati a dare l’impressione che questa vettura potesse essere uscita da un’officina Abarth nel periodo d’oro del marchio.


Motore: una scelta razionale
Anziché cercare di riprodurre il motore Fiat da due litri della 131 Abarth, installa un moderno quattro cilindri turbo proveniente dal mondo Ford/Mazda. L’idea è quella di avvalersi di una meccanica contemporanea, più facile da mantenere negli Stati Uniti e in grado di erogare una potenza nettamente superiore a quella di una 131 normale. L’auto pesa appena una tonnellata e Dante afferma che ha una coppia sufficiente a far slittare le gomme anche in terza marcia.

Dante aveva del resto già preso in considerazione una modifica ben più spettacolare con l’installazione di un V6 Ferrari Dino, prima di abbandonare l’idea a causa del prezzo del motore, stimato all’epoca intorno ai 25.000 dollari. Era stato preso in considerazione anche un motore della Ferrari 360 Modena.
Ansioso di rispettare lo spirito della legge 131, ha recentemente incaricato Image Wheels cerchi in tre parti ispirati a quelli Campagnolo della 131 Abarth, ma con dimensioni che non hanno più nulla di storico: 9 pollici di larghezza all’anteriore e ben 11 pollici al posteriore, il tutto con un diametro di 17 pollici. Il risultato conserva lo spirito delle ruote da rally dell’epoca, consentendo al contempo l’utilizzo di pneumatici moderni.




Nuovi esperimenti?
È in questo contesto che vanno interpretate le immagini apparse di recente sull’account Instagram di Milo, dove si vede un motore Maserati da 4,7 litri montato sulla Fiat. Tutto sembra indicare piuttosto una fase di sperimentazione o di montaggio temporaneo, poiché in uno dei suoi ultimi post il preparatore ha precisato che il motore originale era in fase di revisione. Tuttavia, se l’operazione dovesse avere successo, ciò darà senza dubbio spunti interessanti…

È proprio questo, in fin dei conti, ciò che rende così interessante la Fiat di Dante Dagostini. Il nome stesso dell’auto rafforza questa dimensione personale. Milo non è solo un riferimento all’auto: è diventato l’identità dell’intero progetto, fino ad arrivare su Instagram con l’account @milo.the.131. I dettagli, talvolta lontani dalla storia ufficiale della Fiat, come alcuni elementi decorativi o i piccoli riferimenti personali aggiunti da Dante, dimostrano che egli non cerca di ingannare l’osservatore sull’autenticità dell’auto. Al contrario, ammette pienamente che si tratta della sua personale interpretazione.

A quasi vent'anni dall'acquisto di questa 131 per 650 dollari, Dante Dagostini possiede quindi qualcosa di molto più interessante di una semplice replica. È un’auto che racconta al tempo stesso la storia della 131 Abarth, quella di un appassionato americano affascinato fin dall’adolescenza dal rally e quella di un costruttore amatoriale che è riuscito a realizzare da solo gran parte della propria auto.
