
A prima vista, la somiglianza è sorprendente. Due dei marchi automobilistici più prestigiosi al mondo, Ferrari e Porsche, entrambi presentano un cavallo rampante nel loro logo. Coincidenza grafica, omaggio discreto o prestito deliberato? La realtà è più sottile e soprattutto molto più antica della storia dell'automobile moderna. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa somiglianza non è il frutto di una strategia di marketing né di una fertilizzazione incrociata tra due produttori rivali. Le sue radici affondano in due traiettorie storiche distinte, plasmate dalla cultura europea del primo Novecento, in cui il cavallo occupa un posto simbolico centrale.
Il cavallo Porsche, eredità diretta di Stoccarda
Per capire il cavallo Porsche, dobbiamo innanzitutto tornare alla città in cui è nato il marchio: Stoccarda. Molto prima della comparsa della prima Porsche, la città utilizzava già un cavallo rampante come simbolo ufficiale. Il nome stesso di Stoccarda deriva da Stuotgarten, che letteralmente significa "scuderia", a ricordare l'importanza dell'allevamento di cavalli nella regione fin dal Medioevo. Quando Porsche svelò il suo emblema all'inizio degli anni Cinquanta, la scelta del cavallo non fu una decisione estetica arbitraria. Era un omaggio alle sue radici geografiche. Il cavallo è posto al centro di un complesso stemma che incorpora il nome di Stoccarda, quello di Porsche e i colori e i motivi dell'ex Stato Libero del Württemberg. Dalla Porsche 356 in poi, questo stemma è diventato parte integrante dell'identità del marchio. Nel corso dei decenni, il logo si è evoluto nel design e nelle finiture, ma il cavallo è rimasto invariato nel cuore dell'emblema.

Il cavallo Ferrari, simbolo militare prima ancora che automobilistico
In Ferrari, l'origine del cavallo è radicalmente diversa e profondamente personale. Il famoso Cavallino Rampante non deriva da una città o da un territorio, ma da un uomo: Francesco Baracca, un eroe dell'aviazione italiana durante la Prima Guerra Mondiale. Prima ancora di diventare pilota di caccia, Baracca era un ufficiale di cavalleria del prestigioso 2° Reggimento Piemonte Reale Cavalleria, un'unità d'élite dell'esercito italiano il cui emblema araldico era già un cavallo rampante. Quando, a partire dal 1917, adottò un emblema distintivo per i suoi aerei, Baracca non creò un nuovo simbolo: utilizzò quello del suo reggimento, semplificandolo e dipingendolo di nero per farlo risaltare meglio sulla fusoliera del suo aereo.



Il cavallo divenne rapidamente parte integrante della sua leggenda. Dopo la morte di Baracca nel 1918, il simbolo assunse in Italia una forte dimensione commemorativa, incarnando il coraggio, la nobiltà e lo spirito cavalleresco dei primi aviatori.
Da Enzo Ferrari alla Scuderia Ferrari
Nel 1923, durante una vittoria sul circuito del Savio, Enzo Ferrari incontrò i genitori di Francesco Baracca. La madre del pilota gli suggerì di utilizzare il cavallo del figlio sulle sue auto, convinta che gli avrebbe portato fortuna. All'epoca, Enzo Ferrari era ancora pilota e direttore sportivo dell'Alfa Romeo, quindi non poteva apporre il simbolo sulle proprie auto. Solo nel 1929, con la creazione della Scuderia Ferrari, il cavallo iniziò a comparire ufficialmente nelle competizioni. Nel 1932, alla 24 Ore di Spa-Francorchamps, le Alfa Romeo iscritte dalla Scuderia Ferrari sfoggiarono per la prima volta il cavallino rampante.

Il simbolo poi cambiò. Non era più esattamente quello di Baracca: il cavallo assunse una postura leggermente diversa, la coda fu alzata e fu posto su uno sfondo giallo, il colore di Modena, città natale di Enzo Ferrari, sormontato dalla bandiera italiana. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la Ferrari divenne una casa produttrice a sé stante, questo cavallo divenne l'emblema permanente del marchio.

Dal cavallo Baracca al cavallo Ferrari
Sebbene Enzo Ferrari si sia ispirato al cavallo di Francesco Baracca, il simbolo che sarebbe diventato della Ferrari non era una riproduzione fedele dell'emblema dipinto sull'aereo del pilota italiano. Diversi elementi grafici differiscono nettamente: la postura, lo stile del disegno e soprattutto la coda del cavallo, che nel logo Ferrari è sollevata mentre nell'aereo di Baracca è generalmente rivolta verso il basso. Questa evoluzione si spiega con una tappa spesso trascurata. Nel 1930, in occasione dell'inaugurazione del santuario dedicato a Francesco Baracca a Nervesa della Battaglia, fu pubblicato un libretto commemorativo intitolato "Per Francesco Baracca sul Montello". La copertina riporta lo stemma araldico della famiglia Baracca, disegnato dal pittore lughese Gino Croari.

In questa versione, l'artista reinterpreta liberamente il cavallino rampante: lo stile è più grafico, la silhouette più dinamica e la coda chiaramente sollevata. Questo cavallo, posto su uno scudo, corrisponde quasi esattamente a quello che apparirà qualche anno dopo sulle vetture della Scuderia Ferrari. Non si tratta più del cavallo dell'aereo Baracca, ma di una versione stilizzata pensata per un uso araldico e simbolico. È quindi molto probabile che Enzo Ferrari, volendo onorare la promessa fatta alla madre di Francesco Baracca, si sia ispirato a questa versione disegnata da Croari per definire l'emblema della sua squadra.
Due cavalli, una possibile origine comune?
È qui che la storia deve essere qualificata. Se i due cavalli sono così simili, non è detto che sia solo un caso, ma sarebbe semplicistico vedere un'unica origine. Nel caso di Francesco Baracca, la spiegazione più accreditata è soprattutto quella militare. Prima di diventare l'asso dell'aviazione italiana, Baracca era un ufficiale di cavalleria del prestigioso Reggimento Reale di Cavalleria del Piemonte, un'unità d'élite il cui emblema araldico era già un cavallo rampante. Quando, a partire dal 1917, adottò un emblema distintivo per i suoi aerei, Baracca seguì naturalmente le orme del suo reggimento, adottando questo simbolo come affermazione della sua identità militare e del suo attaccamento alla tradizione della cavalleria.
Ma questo non esclude altre influenze. Durante la Prima guerra mondiale, molti piloti personalizzavano i loro aerei con emblemi legati alla loro unità, alla loro regione d'origine o talvolta alle loro vittorie. Alcuni resoconti del dopoguerra sostengono che Baracca abbia abbattuto un aereo tedesco con un cavallo rampante, un simbolo forse ispirato alla città di Stoccarda, il cui stemma presenta questo motivo da secoli. Sebbene questa ipotesi sia impossibile da dimostrare formalmente, essa illustra la circolazione dei simboli in Europa all'inizio del XX secolo. In questo scenario, il cavallo potrebbe essere esistito contemporaneamente in diverse tradizioni - araldica tedesca, cavalleria italiana, aviazione militare - senza che si possa parlare di una copia diretta.
In assenza di documenti inconfutabili, questa possibilità rimane nel campo delle speculazioni. Non invalida l'origine cavalleresca del cavallo Baracca, ormai ampiamente documentata, ma dimostra come lo stesso simbolo, profondamente radicato nell'immaginario europeo, possa apparire indipendentemente in contesti diversi per poi diventare uno degli emblemi più famosi della storia dell'automobile. Nonostante la loro straordinaria somiglianza, i cavalli Ferrari e Porsche non hanno mai posto problemi legali o simbolici. Il motivo è semplice: ognuno racconta una storia diversa. Per Porsche, il cavallo è un marcatore territoriale, radicato nella storia di Stoccarda. Per la Ferrari è l'eredità di un eroe nazionale, trasformata in un simbolo di competizione e prestazioni.
In questo caso, il cavallo rampante di Porsche - e di Stoccarda - è una cavalla.
Esiste una terza teoria sul cavallino rampante italiano: che la famiglia Baracca fosse allevatrice di cavalli.