
Ci sono auto che si scoprono dietro un comunicato stampa. E poi ci sono quelle che vedi dal vivo, a pochi metri di distanza, con la macchina fotografica in mano, e ti rendi conto che l'oggetto è reale. Questa è la nuova Bertone Runabout. Esposta a Parigi al salone Ultimate Supercar, questa rivisitazione di un concetto leggendario degli anni Sessanta ha confermato una cosa: Bertone non si accontenta di giocare la carta della nostalgia.
Il concetto del 1969 diventa finalmente realtà
Ci sono voluti 57 anni perché la concept Autobianchi A112 Runabout, disegnata da Marcello Gandini nel 1969, arrivasse finalmente in produzione. All'epoca, questo piccolo roadster radicale, ispirato al mondo della nautica, servì soprattutto come laboratorio stilistico... prima di avere un'influenza diretta sulla Fiat X1/9. Nel 2026, Bertone ha ripreso questa base storica ma l'ha trasposta in un contesto molto contemporaneo: quello di un'auto per il piacere, analogica, volutamente elitaria e pensata soprattutto per il guidatore.



Silhouette neo-retrò
Di fronte alla Runabout, è impossibile confonderla con qualcos'altro. Le proporzioni sono compatte, con una lunghezza inferiore ai 4 metri, sbalzi corti e una linea a cuneo molto pronunciata. L'occhio viene immediatamente attratto dai fari a scomparsa, un dettaglio che oggi è diventato una rarità, reso possibile in questo caso dall'assenza di vincoli omologativi convenzionali grazie a una produzione ultra-limitata. Il muso estremamente basso è attraversato da una sottile firma a LED, mentre i parafanghi anteriori sembrano emergere indipendentemente dal cofano ventilato. Al posteriore, la vettura racchiude una grande personalità in uno spazio molto ridotto: un arco a vista, luci rotonde, un diffusore in carbonio e quattro aperture rettangolari, due delle quali fungono da scarichi. L'intero design ricorda tanto gli anni '70 quanto certe barchette da corsa. Bertone propone due interpretazioni: una Barchetta totalmente aperta, quasi radicale, e una Targa più versatile, con pannelli del tetto rimovibili per facilitare l'accesso a bordo.





All'interno controcorrente
All'interno, la Runabout conferma il suo posizionamento. Non ci sono grandi schermi o display digitali invadenti. L'abitacolo è chiaramente ispirato al mondo marittimo, con una cellula a forma di scafo, un cruscotto minimalista e persino una bussola galleggiante, un riferimento diretto al concetto originale. I sedili scolpiti, il sottile volante a due razze e, soprattutto, il cambio manuale a vista ricordano che quest'auto è destinata a chi ama ancora guidare. Il quadro strumenti è digitale ma discreto, circondato da comandi fisici in alluminio lavorato e pelle cucita a mano.




Un telaio Lotus e un V6 giapponese!
Sotto questa carrozzeria retrò si nasconde una base tecnica che non è propriamente italiana. La Runabout si basa su un telaio in alluminio incollato ed estruso di derivazione Lotus, appositamente adattato da Bertone. Le sospensioni a doppio braccio, con ammortizzatori regolabili e barre antirollio, confermano che la maneggevolezza della vettura è stata presa molto sul serio. Il motore, invece, proviene da Toyota: un V6 compresso da 3,5 litri, montato in posizione posteriore centrale. Sviluppa 475 CV, trasmessi esclusivamente alle ruote posteriori tramite un cambio manuale a sei rapporti. Con un peso di circa 1.100 kg, la Runabout dichiara un tempo da 0 a 100 km/h di 4,1 secondi e una velocità massima vicina ai 270 km/h. Cifre davvero rispettabili.
Già un oggetto da collezione
Verranno prodotti solo 25 esemplari, tutti ampiamente personalizzabili attraverso il Centro Stile Bertone: colori, materiali, finiture, configurazioni... non ci saranno due Runabout identici. Il prezzo di partenza è stato fissato a 390.000 euro, tasse escluse, e supererà facilmente il mezzo milione una volta aggiunti gli optional.